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	<title>Turismo &#8211; Comune di Valmontone</title>
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	<title>Turismo &#8211; Comune di Valmontone</title>
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		<title>Il Museo</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/luogo/il-museo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 16:31:15 +0000</pubDate>
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		<title>Linee guida regione Lazio alloggi privati ad uso turistico</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/documento_pubblico/linee-guida-regione-lazio-alloggi-privati-ad-uso-turistico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 14:41:06 +0000</pubDate>
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			</item>
		<item>
		<title>Modello alloggi privati ad uso turistico</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/documento_pubblico/modello-alloggi-privati-ad-uso-turistico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 14:39:50 +0000</pubDate>
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		<title>Come Arrivare</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/novita/come-arrivare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 17:02:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Indicazioni per arrivare al Comune di Valmontone IN TRENO E’ possibile raggiungere agevolmente in treno Valmontone, attraverso i treni che partono dalla Stazione Termini, sulla tratta Roma-Cassino, fermata Valmontone. IN AUTO E’ possibile raggiungere il Comune di Valmontone in auto percorrendo sia la S.S. Casilina (da Roma fino al 42° Km. della Via Casilina verso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Indicazioni per arrivare al Comune di Valmontone</p>
<p><strong>IN TRENO</strong></p>
<p>E’ possibile raggiungere agevolmente in treno Valmontone, attraverso i treni che partono dalla Stazione Termini, sulla tratta Roma-Cassino, fermata Valmontone.</p>
<p><strong>IN AUTO</strong></p>
<p>E’ possibile raggiungere il Comune di Valmontone in auto percorrendo sia la S.S. Casilina (da Roma fino al 42° Km. della Via Casilina verso Napoli) sia con l’autostrada (Autostrada A1 verso Napoli, uscita Valmontone).</p>
<p><strong>IN AUTOBUS</strong></p>
<p>Valmontone è servita anche dalla linea autobus (Linee Co.Tral in partenza dalla stazione Anagnina di Roma).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dove dormire</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/novita/dove-dormire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 10:21:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dove soggiornare nel Comune di Valmontone Di seguito le strutture nelle quali è possibile soggiornare quando si visita il Comune di Valmontone: La Chioccia Telefono: 069596662 Email: lachiocciagh@gmail.com Sito Web: https://www.beblachiocciavalmontone.com/ Agriturismo “Borgo Imperiale” Telefono: 069598187 Email: info@agriturismoborgoimperiale.it Sito Web: http://www.agriturismovalmontoneborgoimperiale.it/ Fashion Hotel Telefono: 069599631 Email: info@fashion-hotel.it Sito Web: https://www.fashion-hotel.it/ Hotel Rocchi Telefono: 069591320 Email: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dove soggiornare nel Comune di Valmontone</p>
<p>Di seguito le strutture nelle quali è possibile soggiornare quando si visita il Comune di Valmontone:</p>
<p><strong>La Chioccia</strong></p>
<p>Telefono: 069596662<br />
Email: lachiocciagh@gmail.com<br />
Sito Web: https://www.beblachiocciavalmontone.com/</p>
<p><strong>Agriturismo “Borgo Imperiale”</strong></p>
<p>Telefono: 069598187<br />
Email: info@agriturismoborgoimperiale.it<br />
Sito Web: http://www.agriturismovalmontoneborgoimperiale.it/</p>
<p><strong>Fashion Hotel</strong></p>
<p>Telefono: 069599631<br />
Email: info@fashion-hotel.it<br />
Sito Web: https://www.fashion-hotel.it/</p>
<p><strong>Hotel Rocchi</strong></p>
<p>Telefono: 069591320<br />
Email: prenotazione@hotelrocchi.it<br />
Sito Web: https://www.hotelrocchi.it/</p>
<p><strong>La Quercia</strong></p>
<p>Telefono: 069590769<br />
Email: info@laquerciahotel.it<br />
Sito Web: https://www.laquerciahotel.it/</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Divertimento e relax</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/novita/divertimento-e-relax/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 10:11:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cose da fare nel Comune di Valmontone Di seguito, alcuni luoghi di interesse turistico e ricreativo nel comune di Valmontone: Rainbow Magicland Nel Parco divertimenti Rainbow MagicLand, il più grandedi Roma, ti aspettano imperdibili attrazioni uniche in Italia, esperienze acquatiche, scenografie da sogno e una nuova area bambini interamente dedicata al tema della giungla. Molti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cose da fare nel Comune di Valmontone</p>
<p>Di seguito, alcuni luoghi di interesse turistico e ricreativo nel comune di Valmontone:</p>
<p><strong>Rainbow Magicland</strong></p>
<p>Nel Parco divertimenti Rainbow MagicLand, il più grandedi Roma, ti aspettano imperdibili attrazioni uniche in Italia, esperienze acquatiche, scenografie da sogno e una nuova area bambini interamente dedicata al tema della giungla. Molti anche gli spettacoli dal vivo in scena nei 3 teatri e tra i viali del Parco; completano l’offerta ristoranti, negozi a tema, eventi di successo e servizi a supporto dell’ospite.</p>
<p><strong>Contatti</strong>:<br />
Telefono: 0695318700<br />
Email: info@magicland.it<br />
Sito web: <a href="https://magicland.it/it">https://magicland.it/it</a></p>
<p><strong>Valmontone Outlet</strong></p>
<p>Il Valmontone Outlet è una cittadella dello shopping, piacevole ed elegante, con oltre 180 negozi di marca, con sconti dal 30 al 70% tutto l’anno.<br />
Il Valmontone Outlet è uno spazio dedicato al relax, allo shopping e al divertimento con tantissime occasioni da non perdere, anche per i più esigenti. Diversi gli eventi e le attività di animazione che rendono la visita ancor più gradevole, inoltre, per i più piccoli, è disponibile un delizioso Kindergarten dove attendere giocando il ritorno dallo shopping di mamma e papà.</p>
<p><strong>Contatti</strong>:<br />
Telefono: 069599491<br />
Email: info@valmontoneoutlet.com<br />
Sito web: <a href="https://www.valmontoneoutlet.com/">https://www.valmontoneoutlet.com/</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Museo</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/novita/il-museo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 17:11:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Informazioni generali sul museo e sulle stanze che lo compongono Per informazioni su come raggiungere il luogo, clicca qui Il PIANO NOBILE Il ciclo di affreschi conservato al piano nobile del palazzo, fu eseguito tra il 1658 ed il 1661 e rappresenta uno degli esempi più significativi della pittura romana della metà del Seicento. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Informazioni generali sul museo e sulle stanze che lo compongono</p>
<p>Per informazioni su come raggiungere il luogo, <a href="https://comune.valmontone.rm.it/luogo/il-museo/">clicca qui</a></p>
<p><strong>Il PIANO NOBILE</strong></p>
<p>Il ciclo di affreschi conservato al piano nobile del palazzo, fu eseguito tra il 1658 ed il 1661 e rappresenta uno degli esempi più significativi della pittura romana della metà del Seicento.<br />
Il ciclo si articola attraverso gli ambienti del primo piano ed interessa essenzialmente le volte, ad esclusione del Salone del Principe in cui l’intera superficie parietale è dipinta a trompe l’oeil. L’iconografia è incentrata sulle allegorie dei quattro Elementi e dei quattro Continenti, programma che, per la elaborata ricchezza di riferimenti, fa supporre l’inlfuenza e l’intervento diretto di un colto committente. Gli stessi temi li ritroviamo diffusamente rappresentati in tutto il Seicento nelle residenze urbane e soprattutto nelle dimore di campagna e possono essere interpretati come una emanazione dell’idea di ‘natura’ allora corrente.</p>
<p>All’esecuzione degli affreschi di Valmontone Camillo chiamò artisti di spicco del panorama romano quali Pier Francesco Mola, Gaspard Dughet, Guglielmo Cortese, Francesco Cozza e Mattia Preti.<br />
Pier Francesco Mola, che aveva già decorato per i Pamphilj il palazzo di Nettuno tra il 1651 ed il 1652, fece pervenire al principe Camillo una “convenzione” in cui si offriva come direttore del cantiere di Valmontone ed in cui proponeva il programma iconografico da rappresentare. Per due delle volte minori e due delle maggiori suggerì come collaboratori Angelo Canini, che gli venne respinto, e Francesco Cozza, mentre si faceva egli stesso carico della restante decorazione per un compenso di mille e trecento scudi. Camillo non sottoscrisse mai la “convenzione” e sulla parola affidò al Mola le pitture della «Sala Maggiore», della volta dell’Aria e di due camerini. Riguardo all’equipe di collaboratori, il principe accettò Cozza e coinvolse inoltre Guglielmo Cortese detto il Borgognone, Giambattista Tassi, Gaspard Dughet ed infine Mattia Preti.<br />
Nel 1655 si diede avvio al cantiere pittorico, ma l’arrivo della peste costrinse gli artisti ad un rientro tempestivo a Roma. Pertanto l’inizio ufficiale dei lavori va posticipato al 1657 con la cessazione dell’epidemia. Alla fine del 1658 il Mola sembra aver concluso le volte dell’America, dell’Africa, quella – ormai perduta – del salone con la raffigurazione dell’Aurora e quattro dei cinque scomparti con cui aveva suddiviso l’originaria volta dell’Aria. Apparentemente insoddisfatto per i compensi percepiti, nel dicembre del 1658 il pittore decise di abbandonare il cantiere di Valmontone lasciando incompiuta la volta dell’Aria. Dopo il vano tentativo di risolvere la controversia tramite la mediazione di monsignor Nini, Maestro di camera di Alessandro VII, il Mola citò in giudizio il principe. A quel punto Camillo, irritato dalla condotta dell’artista, fra il febbraio e il marzo del 1659, incaricò Cozza di distruggere l’affresco dell’Aria e nel 1661 chiamò Mattia Preti per la nuova decorazione della volta. La vicenda con il Mola proseguì con un lungo e gravoso processo che si concluse soltanto nel 1664 a favore, inevitabilmente, del principe.</p>
<p>Dopo l’increscioso episodio della distruzione dell’Aria che avrebbe dovuto rappresentare forse una delle massime espressioni dell’artista vista la complessità del tema iconografico e l’articolazione delle figure in uno spazio armonicamente concepito, le uniche opere superstiti che testimoniano il soggiorno del Mola a Valmontone sono le volte dei camerini dell’America e dell’Africa.<br />
Il Piano Nobile è costituito dalle Stanze dei quattro elementi: Fuoco, Aria, Acqua, Terra;<br />
dai Camerini dei quattro continenti: Asia, Africa, America, Europa; dalla Sala del Principe; dalla Cappella del Padre Eterno e dalla Stanza di Sant’Agnese.</p>
<p><strong>La stanza del fuoco</strong></p>
<p>La sala del Fuoco presenta una soluzione compositiva che vede il suo autore allontanarsi dalla tradizionale ripartizione in scomparti adottata finora.</p>
<p>Come già osservato dalla critica, tale impianto aprì una traccia che molti decoratori del tardo Seicento seguirono con grande profitto dal momento che le cornici architettoniche in finto stucco si erano ormai ridotte a semplice espediente decorativo privo dell’esuberante novità iniziale.</p>
<p>Al di sopra della cornice d’imposta si avvicendano numerose figure impegnate nella tradizionale lavorazione dei metalli. Le uniche cesure spaziali, in assenza di quelle architettoniche, sono rappresentate da gruppi di alberi e massi disposti negli angoli che scandiscono i vari momenti di lavoro nella fucina di Vulcano.</p>
<p><strong>Stanza dell’Aria</strong></p>
<p>L’ultimo artista a lavorare a Valmontone durante un soggiorno brevissimo è Mattia Preti, che esegue la volta dell’Aria in sole sedici giornate di lavoro.</p>
<p>La concezione spaziale adottata per la stanza, riflette un distacco dalle tradizionali ripartizioni, ancora più netto rispetto a quello apportato dal Cozza. Eliminando ogni sovrastruttura architettonica, Preti elabora uno sfondamento illusorio della volta in cui lascia fluire liberamente le figure sottolineando così, in maniera straordinaria, la loro quasi reale presenza nell’aria.</p>
<p>Le numerose immagini che si susseguono in un ritmo incessante e rotatorio, sembrano muoversi secondo schemi casuali in totale autonomia visiva. Al centro è raffigurata Giunone all’interno di una corona dorata sostenuta dalle personificazioni dei quattro Venti.</p>
<p>Le Ninfe dell’aria circondano la ghirlanda. In questo dinamismo quasi vorticoso quattro punti fermi, in sostituzione dei pilastri in finto stucco, sono costituiti dalle allegorie angolari del Tempo-Saturno, della Fama, dell’Amore e della Fortuna. Queste forze sembrano accentuare il carattere evanescente della stanza perché, proprio come l’Aria, sfuggono alla volontà dell’uomo che tenta inutilmente di dominarle. Non a caso le allegorie sono tutte figure dotate di ali. Lungo i lati della volta si snoda l’incessante procedere dei carri astrologici: Aurora, Apollo, Diana e Luna corrispondenti a Mattino, Giorno, Sera e Notte.</p>
<p><strong>Stanza dell’Acqua</strong></p>
<p>Nelle ripartizioni della volta dell’Acqua sono presenti soggetti mitologici attinenti all’elemento, quali Nettuno e Anfitrite che si fronteggiano su due lati opposti della stanza.<br />
Proteo e le Naiadi sono dipinti sulla parete settentrionale. Nell’ultimo riquadro, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, è raffigurato Polifemo mentre spia la sua innamorata Galatea che colloquia con Aci.<br />
Al centro della volta alcuni Amorini versano acqua da una conchiglia e scoccano frecce a simboleggiare la caduta della pioggia.</p>
<p><strong>Stanza della Terra</strong></p>
<p>L’autore dell’’adiacente stanza della Terra è Giambattista Tassi, figura quasi del tutto ignota alla critica. Artista di evidente formazione cortonesca, risulta documentato nelle filze di pagamento di Valmontone con una dicitura che alterna la forma Tassi a quella corrotta di “Tazzi”.</p>
<p>Anche la volta della Terra è suddivisa in cinque riquadri sorretti da una impalcatura poggiante su cariatidi binate che sostengono un clipeo in finto bronzo.</p>
<p>Al centro del soffitto è rappresentata la personificazione della Terra con un globo nella mano sinistra, uno scettro nella destra ed un castello sul capo. La figura siede su un carro trainato da leoni cavalcati da un putto con un ramoscello di ulivo in mano. Il gruppo è annunciato da un angelo e da una figura femminile dal capo stellato disposta in basso.</p>
<p>Nel riquadro a sinistra dell’ingresso, in un contesto di interessante suggestione paesaggistica, troviamo riprodotte le tre Arti: l’Architettura, con una squadra, un foglio ed una colonna scolpita; la Pittura, con tavolozza e pennelli; la Scultura, nelle vesti di una donna alle prese con una lastra di marmo.</p>
<p>Sulla parete d’accesso al Camerino dell’America è raffigurato il Ratto di Proserpina e nel riquadro successivo, sono riconoscibili Bacco e Arianna in una scena di caccia. Sull’ultimo lato della volta è raffigurata una donna alata dal seno scoperto con due fanciulli in braccio, forse a simboleggiare una virtù attinente alla fertilità femminile .</p>
<p><strong>Camerino dell’America</strong></p>
<p>Ispirandosi alla tradizionale iconografia convenzionalmente adottata all’epoca dagli artisti, il Mola dipinge l’America nelle vesti di una donna con un drappo bianco che le lascia scoperta la spalla, adagiata su un masso con un arco nella mano sinistra ed una freccia nella destra.</p>
<p>La testa trafitta che solitamente veniva collocata ai piedi dell’America – come descritto nella Iconologia di Cesare Ripa – è riprodotta nel disegno conservato al Prado e non nel dipinto, dettaglio che evidentemente in corso d’opera l’artista preferì omettere.</p>
<p><strong>Camerino dell’Africa</strong></p>
<p>Anche il continente dell’Africa segue fedelmente la descrizione indicata da Cesare Ripa nella sua Iconologia: «Una donna mora, quasi nuda, haverà li capelli crespi, […] con la destra mano tenga uno scorpione, e con la sinistra un cornucopia pien di spighe di grano; da un lato appresso di lei vi sarà un ferocissimo leone».</p>
<p>Con una lieve variante rispetto al testo, l’Africa del Mola, dalla scura carnagione, è quasi completamente coperta da una veste e nella mano tiene delle spighe, sul lato sinistro una cesta di grano e a destra un leone adagiato in terra.</p>
<p><strong>Camerino dell’Asia</strong></p>
<p>Nello stesso arco di tempo esegue anche la decorazione dell’Allegoria dell’Asia<br />
Il continente è raffigurato come una donna abbigliata con vesti fastose, con un serto di fiori sul capo ed un turibolo nella mano sinistra. Sullo sfondo a sinistra si staglia la sagoma di un cammello mentre a destra è riconoscibile la personificazione di un fiume. Nel cielo rosato un corteo di divinità sfila in trionfo.</p>
<p><strong>Camerino dell’Europa</strong></p>
<p>Può essere senz’altro considerato come l’allegoria più fedele alla descrizione di Ripa. La figura campeggia al centro della volta ed invade lo spazio circostante comprimendo i dettagli figurativi che le fanno da contorno. Nella mano destra sostiene il modello di un tempio a pianta centrale con pronao in facciata. Alla sua destra è ritratto un cavallo e un’armatura. In terra sono posati tavolozza, pennelli ed uno strumento musicale, mentre a sinistra i simboli del comando: lo scettro, la corona, la tiara ed il copricapo cardinalizio. A sinistra una cornucopia ridondante di frutti rigogliosi.</p>
<p><strong>Cappelle di Sant’Agnese e del Padre Eterno</strong></p>
<p><strong>Il salone del principe</strong></p>
<p>Traendo ispirazione dalle pitture realizzate solo l’anno prima nel palazzo del Quirinale, Gaspard Dughet vi ha realizzato un sistema di architetture delineando, lungo le pareti, un colonnato sormontato da una trabeazione oltre il quale si possono scorgere estesi brani paesistici quasi ritratti “dal vero”, sia pur attraverso il filtro di una visione della natura e di una luce idealizzanti. Completa la decorazione dell’ambiente il sistema architettonico della volta. Qui lungo il perimetro dell’imposta corre una sorta di terrazza, delimitata da balaustrate e ringhiere, dalla quale si affacciano gruppi di giovani dame – una delle quali identificata nella figlia del principe Camillo, Flaminia Pamphilj – accompagnate da un cavaliere dal capello piumato. Alle loro spalle un cielo luminoso, appena oscurato da fronde di alberi e sulla sommità della volta nel riquadro centrale lo stemma partito di Camillo Pamphilj e della moglie Olimpia Aldobrandini.</p>
<p>Il “salotto dipinto”, così indicato begli antichi inventari della famiglia Pamphilj, fu dipinto da Dughet in tempi assai brevi tra l’estate e l’autunno dell’anno 1658, 1659, con la collaborazione dell’amico Guillaume Courtois, al quale si devono, come ben precisato dagli studi e da disegni preparatori, anche i ritratti delle “belle” di famiglia.</p>
<p><strong>SEZIONE ARCHEOLOGICA</strong></p>
<p>Il Museo di Palazzo Doria Pamphilj è stato inaugurato nel 2003 grazie ad un accordo stipulato con il Comune di Valmontone, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e la società Treno Alta Velocità.<br />
I lavori per la costruzione di nuove infrastrutture ferroviarie avevano infatti messo in luce una serie di siti archeologici di notevole importanza. I reperti in essi rinvenuti e i dati raccolti sul campo, risalenti ad un arco cronologico</p>
<p>compreso tra l’età arcaica e quella tardo-imperiale, costituiscono il primo nucleo del MAV.<br />
Il piano terra del museo (ingresso, libreria, tre sale espositive e una sala conferenze) trova posto una sezione introduttiva al territorio e alla viabilità antica e contemporanea ospita una sezione introduttiva al territorio e spazi adeguati ad accogliere oggetti di vecchia e nuova acquisizione, mostre temporanee, eventi culturali ed iniziative civiche.<br />
Il primo livello è dedicato all’illustrazione del territorio con importante suddivisione ed accenni alla Valle Latina e Valle di S. Ilario.<br />
Il secondo livello (quattro sale espositive) è invece dedicato alla presentazione analitica dei siti archeologici rinvenuti e all’illustrazione di temi generali ad essi connessi: il villaggio di carbonai di Colle Carbone, l’insediamento produttivo e la necropoli di Colle dei Lepri la mansio, le terme e la fornace di Colle Pelliccione.<br />
Nella Quarta sala detta “archeologia ad alta velocità” troviamo un plastico illustrativo del territorio attraversato dalla linea e comprendente i comuni di Valmontone, Artena, Labico e Colleferro.<br />
La prima sala del piano superiore è dedicata a Colle Carbone, colle valmontonese denominato dal villaggio dei carbonai documentato dai ritrovamenti risalente attorno ai secoli IV e II a.C.<br />
La sala successiva dedicata al sito di Colle dei Lepri dove sono state studiate numerose stratificazioni murarie che hanno rivelato una continuità d’uso che va dal IV secolo a.C. al IV d.C. Tra i corredi funerari rinvenuti nelle sei sepolture, significativo è il così detto “pettorale della fanciulla di Valmontone”, ornamento in cuoio traforato decorato con lamine di rame dorato e lamine d’oro. La terza sala illustra il sito di Colle Pelliccione, punto in cui, secondo le cartografie antiche, si incontravano la via Latina e la via Labicana; archeologicamente si delineano due principali fasi costruttive che lo descrivono come luogo di sosta e ristoro dotato di terme.<br />
L’ultima sala è completamente dedicata alla manifattura di laterizi prodotti dalla fornace rinvenuta nel 1996 a Colle Pelliccione e collocabile tra il I secolo a.C. e il II d.C.</p>
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		<title>Giusto de’ Conti</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/novita/giusto-de-conti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 17:07:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La storia di Giusto de’ Conti: Iustus de Valmontone Giusto de’ Conti da Valmontone, vissuto nella prima metà del XV secolo, fu poeta di fama nazionale. Il canzoniere da lui composto, La bella mano, è uno dei primi ispirati al modello petrarchesco e segnò la storia della lirica italiana nascente. Gli studi più recenti hanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia di Giusto de’ Conti: Iustus de Valmontone</p>
<p>Giusto de’ Conti da Valmontone, vissuto nella prima metà del XV secolo, fu poeta di fama nazionale. Il canzoniere da lui composto, La bella mano, è uno dei primi ispirati al modello petrarchesco e segnò la storia della lirica italiana nascente. Gli studi più recenti hanno debitamente riconosciuto a Giusto il ruolo di «Pietro Bembo del Quattrocento», per aver inaugurato e promosso un filone di poesia petrarchista che ebbe larga diffusione nelle corti italiane dell’epoca. La sua opera impose Petrarca come «primo e imprescindibile ingrediente della lirica amorosa» (Marco Santagata).</p>
<p><strong>La patria e la famiglia Conti</strong> ♦ Nato a Valmontone nei primi anni del 1400 (1403-1404 c.a.), Giusto apparteneva alla famiglia nobile dei Conti: la casata romana che aveva possedimenti fondiari a Valmontone e dintorni. Antonio Conti, fratello di Ildebrandino Conti (importante signore feudale locale fino al 1435, anno della sua morte), è stato identificato verosimilmente come il padre del poeta. Il dato genealogico rimane tuttavia oscuro: sono pochi i documenti che esplicitano l’appartenenza di Giusto alla famiglia Conti (di cui uno solo recante il nome di Antonio), e in nessun caso si tratta di documenti autografi. Al contrario, è il poeta stesso a rivelare la sua origine valmontonese nella firma apposta ai decreti emanati in qualità di funzionario pontificio, nella forma latineggiante di Iustus de Valmontone.</p>
<p><strong>Gli studi universitari e l’amore</strong> ♦ Dopo varie peregrinazioni nelle città dell’Italia centrale – dal Lazio alla Toscana, al Veneto e all’Emilia Romagna, probabilmente al seguito dello zio cardinale Lucido Conti – intorno al 1433 Giusto frequenta la facoltà di Giurisprudenza a Padova. Dagli atti accademici ufficiali risulta che attese in quegli anni ai corsi di diritto nell’ateneo veneto e conseguì la laurea in legge nel 1438. Se Padova fu la sede ufficiale dei suoi studi, Bologna è la città in cui dimorò abitualmente. Nella città emiliana ebbe inizio la sua passione amorosa per Isabetta Bentivogli, la nobildonna bolognese protagonista del canzoniere. Sempre a Bologna, dopo la laurea in legge, Giusto prese servizio come cubiculario del papa Eugenio IV. Il nuovo ufficio di cameriere privato del pontefice lo condusse lontano dalla città e dalla donna amata: nel gennaio del 1438 Giusto lascia Bologna per trasferirsi a Ferrara.</p>
<p><strong>Da funzionario papale a consigliere di Sigismondo Pandolfo Malatesta</strong> ♦ La lontananza da Bologna e la notizia del matrimonio di Isabetta con un pretendente rivale, intorno al 1440, causarono la fine della passione amorosa di Giusto. Il poeta nel 1440 si trova a Firenze, al seguito di Eugenio IV: qui ebbe luogo la prima pubblicazione del canzoniere La bella mano, frutto dell’esperienza amorosa da poco conclusasi. A partire dal 1446, riveste, accanto alla funzione di cubiculario, quella più prestigiosa di tesoriere provinciale della marca anconetana. Stabilitosi in area marchigiana, poco dopo la morte di Eugenio IV (27 febbraio 1447) fu destituito dall’incarico. Tuttavia, da almeno un anno era divenuto uomo di fiducia di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sfortunatamente, Giusto non godette a lungo della nuova onorevole posizione: due anni dopo il suo arrivo nella corte riminese, nel 1449, passò a miglior vita. Grandi onori gli riservò alla morte il signore di Rimini, che depose le sue spoglie nell’arca esterna del suo monumento funebre, il Tempio malatestiano, accanto al letterato Basinio da Parma. L’epigrafe incisa sull’arca funeraria lo ricorda con queste parole:</p>
<p>«Iustus orator romanus iurisque consultus domino sigismondo pandolpho malatesta pandulphi filio rege hoc saxo situs est»</p>
<p><em>«Giusto, oratore romano e giurista, fu posto in questo sepolcro dal re Sigismondo Pandolfo Malatesta, figlio di Pandolfo»</em></p>
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		<title>Beni culturali</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/novita/beni-culturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 16:57:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beni culturali e storici, situati nel territorio di Valmontone, da visitare La fontana del colle La fontana è situata in Piazza Giusto Dè Conti, adiacente al Palazzo Comunale. La realizzazione della fontana risale alla seconda metà del XVIII secolo per commissione del Principe GiovanniBattista Pamphilj, ma l’idea del progetto era del 1665 del defunto padre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Beni culturali e storici, situati nel territorio di Valmontone, da visitare</p>
<p><strong>La fontana del colle</strong></p>
<p>La fontana è situata in Piazza Giusto Dè Conti, adiacente al Palazzo Comunale. La realizzazione della fontana risale alla seconda metà del XVIII secolo per commissione del Principe GiovanniBattista Pamphilj, ma l’idea del progetto era del 1665 del defunto padre il Principe Camillo Pamphilj. Il Principe fece eseguire il progetto del nuovo condotto e stabilì il sito della nuova fontana , chiamata “Fontana del Colle”. Al centro della fontana c’era un’antica colonna romana , sormontata da una statua di bronzo raffigurante un legionario romano, il Labicano di stile barocco; intorno alla base della colonna, disposte a quadrifoglio quattro vasche rotonde, il tutto circondato da una balaustra di marmo.<br />
A seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, la fontana fu quasi completamente distrutta e ricostruita il 2 giugno 1968 identica a quella precedente, della quale era rimasta in piedi la base e una delle vasche laterali. La fontana nel dopoguerra fu molto utile ai valmontonesi, perché era una delle poche dove ci si poteva rifornire d’acqua, inoltre la fontana è diventata il simbolo della città.</p>
<p>Il progetto della nuova fontana è dell’ architetto Giorgio Vodret, la realizzazione in travertino è dei fratelliAlfredo e Umberto Bono, la nuova statua del Labicano è dello scultore Marcello Tommasi. La colonna centrale e il capitello, che fa da base alla statua, sono stati donati dal Comune di Roma. Fu inaugurata la sera del 2 giugno del 1968 alla presenza dell’Onorevole Giulio Andreotti e con la partecipazione di tutta la popolazione.</p>
<p><strong>Le catacombe e la basilica di Sant’Ilario</strong></p>
<p>A testimonianza del fatto che Valmontone fu dimora o passaggio di popolazioni antichissime vi sono le Catacombe di S. Ilario.<br />
Antico cimitero paleocristiano alto medievale tra i più importanti nel Lazio,situato nella valle di Sant’Ilario (250 m sul livello del mare),nei pressi del Km 46 di via Casilina, a ridosso della ferrovia T.A.V. Secondo la carta itineraria dell’impero romano, la tavola Peutingeriana, era la quarta e la più importante stazione di servizio della via Labicana detta “Ad Bivium”, distante da Roma 44,250 Km.<br />
La presenza di tale stazione in questo punto è spiegabile in quanto vi scorre il fiume Sacco, che offriva abbondante acqua ai viandanti e ai cavalli. Intorno a questa stazione sorse nell’epoca romana un villaggio pagano, che probabilmente agli inizi dell’era cristiana si convertì alla nuova religione.<br />
L’intero complesso, riportato alla luce da campagne di scavo della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra del Vaticano dal 1985 al1988, è costituito da Catacombe, sicuramente Cristiane, scavate probabilmente tra la fine del IV secolo e l’inizio del V, per lo più con volta a botte, costituite da sei gallerie e cinque cunicoli, sovrastate da pozzi. In particolare è possibile rilevare subito dopo la piccola apertura ad Oriente d’ Inverno fatta nel tufo, due gallerie laterali, una a destra (A3) lunga 5 m e larga 139 m, e una a sinistra (A4) lunga 5 m e larga 66 m; una galleria trasversale (A2) e una galleria centrale (A1) lunga 89 m con il cielo tutto voltato a botte ribassata. La galleria presenta tre traverse lunghe rispettivamente 5 m, 4,5 m e 4 m che vanno a terminare in stanze di varie forme e dimensioni: la prima stanza, a destra, è di misura quasi ovale e misura 22,5 m; sulla sinistra ci sono altre tre stanze di figura rispettivamente quadrata misurante 12 m (Aa), rotonda di 29 m (Ab) e ovale misurante 33 m (Ad). Le corsie laterali sono strette con pareti a loculi e le pile risultano irregolari.<br />
Gli ambulacri secondari sono stati certamente perforati a scopo cimiteriale, l’ipogeo è delimitato a curva, caratterizza uno schema di pianta limitato, mirando quasi a formare un cerchio. L’ingresso del cimitero, leggermente più basso rispetto al profilo del colle, era protetto in qualche modo da due sporgenze quadrate ricavate nel tufo, quasi una sorta di pilastri che fungevano da stipiti. Una canaletta (C) scavata nel pavimento seguiva la parete occidentale della galleria principale continuando oltre l’ingresso e la parete settentrionale nel primo tratto della diramazione (A5) dove era anche foderata da coppi. Le due canalizzazioni fungevano da deflusso verso l’esterno e per il convogliamento dell’acqua che filtrava nella catacomba in una fossa (D) scavata sul pavimento. I numerosi scavi, hanno rilevato la presenza di un cimitero a cielo aperto, connesso con quello sotterraneo. L’area sepolcrale è recintata su tre lati da un muro a tufelli, il quarto lato è ricavato interamente nel banco tufaceo e al centro del quale si apre l’ingresso della catacomba. Al centro del lato ovest si apre un emiciclo con muratura a tufelli e mattoni entro cui sono state ricavate delle sepolture privilegiate. Ai lati dell’entrata della catacomba si trovano tombe a loculo scavate a tufo e un basso banco roccioso su cui erano ricavate tombe a forma. Roccia tufacea alle spalle dell’emiciclo con andamento.</p>
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		<title>Regolamento Palazzo Doria</title>
		<link>https://comune.valmontone.rm.it/novita/regolamento-palazzo-doria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Arcangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 16:51:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 28 novembre 2019 con Delibera di C.C. n. 81 è stato approvato il nuovo regolamento per concessione in uso dei locali di Palazzo Doria Pamphilj. Alcune spazi di Palazzo Doria Pamphilj possono essere concessi in uso per lo svolgimento di incontri, conferenze, corsi di formazione, assemblee, mostre temporanee, concerti ed altre attività così come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 28 novembre 2019 con Delibera di C.C. n. 81 è stato approvato il nuovo regolamento per concessione in uso dei locali di Palazzo Doria Pamphilj.</p>
<p>Alcune spazi di Palazzo Doria Pamphilj possono essere concessi in uso per lo svolgimento di incontri, conferenze, corsi di formazione, assemblee, mostre temporanee, concerti ed altre attività così come disciplinato dal <strong>regolamento di concessione in uso degli spazi</strong> approvato con delibera di C.C. n.81 del 28 novembre 2019.</p>
<p>Le richieste dovranno pervenire all’Ufficio Cultura – Servizio 1.6 almeno quindici giorni prima della data prevista per la manifestazione.</p>
<p><a href="https://comune.valmontone.rm.it/wp-content/uploads/2024/09/regolamento-palazzo-doria-pamphilj-2019.pdf">Regolamento Palazzo Doria Pamphilj 2019</a></p>
<p><a href="https://comune.valmontone.rm.it/wp-content/uploads/2024/09/palazzo-doria-pamphilj-modulo-richiesta-2019-1.pdf">Palazzo Doria Pamphilj – Modulo richiesta 2019</a></p>
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